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#SophiaLoren

Sophia Loren, nome d’arte di Sofia Villani Scicolone (Roma, 20 settembre 1934), è un’attrice e cantante italiana.

È riconosciuta universalmente come una delle più celebri attrici della storia del cinema mondiale. Nel 1999, l’American Film Institute la posiziona al 21º posto nella lista delle 25 più grandi star femminili di tutti i tempi. Entra a far parte della settima arte giovanissima e si impone ben presto, agli inizi degli anni cinquanta, come sex symbol grazie al corpo da maggiorata. Da Vittorio De Sica sarà diretta in film come La ciociara, che le valse l’Oscar alla migliore attrice, Ieri, oggi, domani, e Matrimonio all’italiana, per il quale riceverà una seconda nomination all’Oscar.

Durante la sua lunga carriera, ha vinto due Oscar, un Golden Globe, un Leone d’oro, la Coppa Volpi, una Palma d’oro a Cannes, un BAFTA, sei David di Donatello e due Nastri d’argento.

(fonte wikipedia)

Sophia Loren (Italian pronunciation: [soˈfiːa ˈlɔːren]; born Sofia Villani Scicolone [soˈfiːa vilˈlaːni ʃikoˈloːne]; 20 September 1934) is an international film star and Italy’s most renowned and honored actress. She began her career at age 14 after entering a beauty pageant in 1949. Encouraged to enroll in acting lessons, Loren appeared in several bit parts and minor roles until the late 1950s when Loren’s five-picture contract with Paramount launched her international career. Notable film appearances around this time including; Houseboat, That Kind of Woman and It Started in Naples.

It was not until her deglamorized performance as Cesira in Vittorio De Sica’s Two Women that her talents as an actress were recognised. Loren’s performance earned her the Academy Award for Best Actress in 1962 and made her the first artist to win an Oscar for a foreign-language performance.

She holds the record for having earned six David di Donatello Awards for Best Actress, the most ever received: Two Women; Yesterday, Today and Tomorrow; Marriage Italian-Style (for which she was nominated for a second Oscar); Sunflower; The Voyage and A Special Day. After starting her family in the early 1970s, Loren spent less time on her acting career and chose to make only occasional film appearances. In later years, she has appeared in American films such as Grumpier Old Men and Nine.

As well as an Academy Award, Loren earned a Grammy Award, five special Golden Globes, a BAFTA Award, a Laurel Award as well as the Honorary Academy Award in 1991. In 1995, she received the Cecil B. DeMille Award for lifetime achievements, one of many such awards.

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#HaroldLloyd

Harold Clayton Lloyd (Burchard, 20 aprile 1893 – Beverly Hills, 8 marzo 1971) è stato un attore, regista e produttore cinematografico statunitense, stella di prima grandezza nel firmamento Hollywoodiano all’epoca del cinema muto.

All’apice della sua carriera, intorno alla metà degli anni venti, nei panni caratteristici di Harold, occhialuto giovanotto, ambizioso e arrivista, sempre teso alla conquista del successo: sia esso un affare o una donna, esuberante ed ottimista (in perfetta sintonia con lo spirito dell’America dei ruggenti anni venti), pieno di risorse e dalle funamboliche prestazioni nel superare gli ostacoli come nel togliersi dai guai, seppe a lungo rivaleggiare, alla pari, con le altre stelle della silent era: Charlie Chaplin, Buster Keaton, Harry Langdon, contendendosi i favori del pubblico e il titolo di attore più pagato del momento (nel 1921 arrivò a guadagnare circa 2.000 $ alla settimana cioè quasi 3 milioni di dollari attuali).

Oltre duecento i film interpretati, tra muti e sonori, nell’arco di tempo che va dal 1913 al 1947, considerato il re degli scavezzacollo per le ardite interpretazioni che lo vedevano spesso in equilibrio precario in cima a qualche cornicione: il fotogramma che lo ritrae appeso alla lancetta dell’orologio di un grattacielo, sospeso sopra la strada trafficata in Preferisco l’ascensore, (Safety Last), (1923) è celeberrima icona del cinema muto.

(fonte wikipedia)

Harold Clayton Lloyd, Sr. (April 20, 1893 – March 8, 1971) was an American actor, comedian, film director, film producer, screenwriter, and stunt performer who is most famous for his silent comedy films.[2]

Harold Lloyd ranks alongside Charlie Chaplin and Buster Keaton as one of the most popular and influential film comedians of the silent film era. Lloyd made nearly 200 comedy films, both silent and “talkies”, between 1914 and 1947. He is best known for his bespectacled “Glasses” character,[3][4] a resourceful, success-seeking go-getter who was perfectly in tune with 1920s era United States.

His films frequently contained “thrill sequences” of extended chase scenes and daredevil physical feats, for which he is best remembered today. Lloyd hanging from the hands of a clock high above the street in Safety Last! (1923) is one of the most enduring images in all of cinema.[5] Lloyd did many of these dangerous stunts himself, despite having injured himself in August 1919 while doing publicity pictures for the Roach studio. An accident with a bomb mistaken as a prop resulted in the loss of the thumb and index finger of his right hand[6] (the injury was disguised on future films with the use of a special prosthetic glove, though the glove often did not go unnoticed).

Although Lloyd’s individual films were not as commercially successful as Chaplin’s on average, he was far more prolific (releasing twelve feature films in the 1920s while Chaplin released just four), and made more money overall ($15.7 million to Chaplin’s $10.5 million).

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#AnnaMagnani

La sciantosa

La sciantosa è il primo film del ciclo, mandato in onda sul Programma Nazionale il 26 settembre 1971.

Durante la grande guerra Flora Bertuccioli, (Anna Magnani) diva non più giovane del café-chantant sul viale del tramonto ed a rischio sfratto dalla sua casa di Torino, riceve l’offerta di cantare per i soldati impegnati al fronte.

Al suo arrivo è accolta dal giovane soldato Tonino Apicella, che insieme ad altri tre soldati compone la sgangherata orchestra incaricata di accompagnare le canzoni di Flora.

Quando sale sul palcoscenico e si accorge che il suo pubblico è composto da giovani soldati feriti e mutilati è assalita dallo sdegno e dalla commozione: rifiuta di cantare la marcia militare, si strappa di dosso il Tricolore e intona ‘O surdato ‘nnammurato. Lo spettacolo, però, viene interrotto da un bombardamento e tutti cercano di mettersi in salvo.

Il mattino dopo Flora e Tonino, saliti sull’auto del comandante, credono di essere ormai in salvo, ma in quel momento passa un aereo nemico sopra di loro. Flora fa scudo col suo corpo al giovane Tonino, e muore mitragliata.

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#AnoukAimée #ManuellaPapatakis

Anouk Aimée, nome d’arte di Françoise Sorya Dreyfus (Parigi, 27 aprile 1932), è un’attrice francese.

Nel 1967 è stata candidata all’Oscar alla migliore attrice per il film Un uomo, una donna di Claude Lelouch, che le diede fama internazionale

figlia di Henry Dreyfus e di Geneviève Sorya, altra nota attrice francese, comincia la propria carriera cinematografica nel 1947, all’età di 14 anni.

Dopo una prima attività di tono minore, animata tuttavia da qualche valida interpretazione guidata da registi di valore (Gli amanti di Verona, 1949, di Cayatte; La tenda scarlatta, 1953, di Astruc), si afferma definitivamente con Fellini in Italia (La dolce vita, ) e Demy in Francia (Lola – Donna di vita), ottenendo la consacrazione internazionale con Un uomo, una donna di Lelouch nel 1966. Seguono L’amante perduta, Una sera, un treno, entrambi del 1968, e Rapporto a quattro del 1969.

Chiamata nuovamente da Lelouch a interpretare Chissà se lo farei ancora (1976) e Un uomo, una donna oggi (1987), torna al cinema italiano dopo una lunga assenza nel 1981, con La tragedia di un uomo ridicolo di Bertolucci.

Nel 1994 interpreta il ruolo di una stilista in Prêt-à-Porter di Robert Altman, film sul mondo dell’alta moda.

Nel 2003 le è stato assegnato l’Orso d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Berlino.

fonte wikipedia

#ShelleyWinters

Shelley Winters, nome d’arte di Shirley Schrift (East St. Louis, 18 agosto 1920 – Los Angeles, 14 gennaio 2006), è stata un’attrice statunitense, due volte vincitrice del Premio Oscar.

Il suo nome è segnalato nella Hollywood Walk of Fame al 1750 di Vine Street. Tra le sue interpretazioni si segnalano quelle de L’inquilino del terzo piano, per la regia di Roman Polanski, Un borghese piccolo piccolo, di Mario Monicelli, al fianco di Alberto Sordi. Shelley Winters interpretò, inoltre, la madre di Lolita nell’omonimo film diretto da Stanley Kubrick. La sua ultima interpretazione risale al 1999 nel film La bomba, di Giulio Base, al fianco di Vittorio Gassman, con il quale fu sposata e dal quale ebbe una figlia. Nello stesso anno fu premiata al “The Third Annual Hollywood Film Festival”.

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#CharlesChaplin

Sir Charles Spencer Chaplin, noto come Charlie Chaplin (Londra, 16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey, 25 dicembre 1977), è stato un attore, regista, sceneggiatore, comico, compositore e produttore britannico, autore di oltre novanta film e tra i più importanti e influenti cineasti del XX secolo.

Charlie Chaplin ebbe undici figli in tutto

Norman Spencer,  Charlie Chaplin junior ,  Sydney Earle Chaplin,  Géraldine Chaplin, Michael John Chaplin, Joséphine Hannah Chaplin, Victoria Chaplin, Eugene Antony Chaplin, Jane Cecil Chaplin,  Annette-Emilie Chaplin, James Christopher Chaplin.

 

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#MauroBolognini #CatherineSpaak

Mauro Bolognini (Pistoia, 28 giugno 1922 – Roma, 14 maggio 2001) è stato un regista italiano.

Studia architettura e consegue la laurea a Firenze, prima di passare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove frequenta i corsi di scenografia. Diplomatosi, si orienta verso la regia e affina il mestiere facendo l’aiuto di Luigi Zampa e poi, in Francia, di Yves Allégret e Jean Delannoy. Iniziò l’attività registica segnalandosi tra il 1955 e il 1958 con bozzetti di un tardo neorealismo: Gli innamorati (1955), Giovani mariti (1957).

L’incontro con Pasolini sceneggiatore gli aprì la strada a maggiori ambizioni con film come La notte brava (1959), Il bell’Antonio (1960), La giornata balorda (1960), anche se l’impegno letterario si stemperò poi troppo spesso in gusto calligrafico con Senilità (1962), Agostino (1962), Bubù (1971), Per le antiche scale (1975), L’eredità Ferramonti (1976). All’atmosfera in costume e al clima pittorico toscano del suo film La viaccia (1961) si riallacciò nel 1970 con Metello, dove la struttura storico-sociale del romanzo di Pratolini gli consentì un’evocazione equilibrata e solida: la sua migliore.

 

Catherine Spaak (Boulogne-Billancourt, 3 aprile 1945) è un’attrice, cantante, ballerina e conduttrice televisiva francese naturalizzata italiana.

Catherine Spaak proviene da una famiglia belga che annovera fra i suoi membri anche artisti e uomini politici: la madre è l’attrice Claudie Clèves, il padre Charles è uno sceneggiatore cinematografico, la sorella Agnès è anch’essa attrice[1] e poi fotografa[2], mentre lo zio Paul-Henri ha ricoperto per più mandati la carica di primo ministro del Belgio.

nel 1966 Mauro Bolognini la dirige nel film Madamigella di Maupin  liberamente ispirato[1] al romanzo omonimo di Théophile Gautier.

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#AlfredHitchcock #AlmaReville

Sir Alfred Joseph Hitchcock (Londra, 13 agosto 1899 – Bel Air, 29 aprile 1980) è stato un regista e produttore cinematografico britannico. È considerato una delle personalità più importanti della storia del cinema.Ha girato complessivamente cinquantaquattro film, abbracciando un periodo di attività che va dall’epoca del cinema muto agli anni settanta.

Alma Lucy Reville (Nottingham, 14 agosto 1899 – Bel Air, 6 luglio 1982) è stata una montatrice e sceneggiatrice britannica. È nota soprattutto per esser stata la moglie di Alfred Hitchcock, che incontrò mentre era assistente regista in uno dei suoi primi film. Si sposarono a Londra il 2 dicembre 1926 ed ebbero una figlia, Patricia. Alma Reville lavorò in parecchi film del marito, soprattutto come montatrice e sceneggiatrice, anche se il suo lavoro a volte non fu accreditato. Come attrice, nel 1918, aveva avuto il ruolo della moglie di Lloyd George in The Life Story of David Lloyd George, un film biografico di Maurice Elvey a lungo ritenuto perduto e che è stato ritrovato nel 1994. Appare anche in un piccolo ruolo in un film di Hitchcock del 1927, Il pensionante.

-wikipedia-

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#AlbertoDalCo’ #BrigitteBardot

Alberto Dalcò (1902-1963) nasce a Traversetolo, in provincia di Parma. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, spinto dalla sorella Amabile, madre delle sorelle Fontana, si trasferisce a Roma e apre, in via Crispi 39-40, un negozio con annesso laboratorio per calzature su misura. Nel 1953 si sposta a Porta Pinciana. Insieme alle sorelle Fontana inizia una linea di scarpe e borse dal nome “Fontalcò”.
Una parte degli accessori per il corredo di Maria Pia di Savoia portava questa firma. Tra le sue clienti famose sono da annoverare Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Soraya, Ava Gardner, Linda Christian, Audrey Hepburn, Kim Novak, Farah Diba e Brigitte Bardot. Contribuì a diffondere la moda del tacco altissimo e a stiletto su cui si ergevano raffinatissime décolleté. Creò per Diana Vreeland pantofoline in pelle con coccarda in gros-grain. Trentaquattro modelli Dal Cò, creati tra il 1954 e il 1960, sono esposti al Metropolitan Museum of Art di New York. Tra quelli storici, si ricorda la scarpa “Paparazzo”, creata nel ’53: una décolleté con un sottile tacco fornito di una rondella a piccole lamine, da usare contro l’invadenza dei fotografi.
Dal Cò vanta nella sua storia produttiva collaborazioni con le seguenti maison: Sorelle Fontana, Sartoria Carosa, Sartoria Antonelli, Lancetti, Valentino, Andrè Laug, Raffaella Curiel, Rocco Barocco, Carolina Herrera, Forquet.
Le sue creazioni sono state esposte negli anni Cinquanta al New York Fair of Italian Manufacturers, al Festival della Moda d’Estate svoltosi sul Lago di Como a Campione di Italia e Haute Couture Italienne de plein air (in occasione della Seconda Esposizione Tessile Internazionale).

Nel 1986 la figlia Nives e la nipote Silvia, decisero di spostare il negozio-laboratorio nella sede di via Vittoria 65  a Roma fino alla cessazione dell’attività  avvenuta nel 2015. Ora l’attività si è trasformata in Scuola di formazione per la calzatura d’alta moda, grazie alla nipote di Alberto Dal Co’, Silvia Petrucci Dalco’

 

 

Born in Traversetolo in 1902, as a young man Alberto Dal Co’ already worked as a shoemaker in his hometown. When Alberto moved to Rome, he first opened a bespoke shoe shop in Via Crispi 35 then, in 1952, he moved to Porta Pinciana. Alberto loved taking inspiration for his creations from faraway and exotic countries and mix them with elements borrowed from art movements. In 1958 he came up with a pair of shoes characterised by a single-seam construction in which the toe shape derived from traditional Indo-Pakistani footwear, but added to it a court jester bell on its point and a Dadaist heel. His quick wit and imaginative creations helped him to become very popular among the stars and celebrities of those times: among his clients there were Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Linda Christian, Ava Gardner, Rita Hayworth, Soraya, Farah Diba, Audrey Hepburn,
Caroll Baker, Silvana Mangano, Anna Moffo and Brigitte Bardot.Throughout his career Alberto Dal Co’ also collaborated with different designers and historical fashion houses, from the Fontana Sisters to Fabiani, Carosa and Schuberth in Italy, to Irish designer Sybil Connolly in the UK.After he died prematurely in 1963, his widow Alberta, daughter Nives and son-in-law Enzo brought forward his legacy and heritage, developing the brand and paying homage to his memory by launching collaborations with further Italian fashion houses.The brand also started taking part in the most popular Italian fashion fairs and events such as the Pitti catwalk shows in Florence, where Dal Co’ became particularly popular with American buyers who ordered the shoes, but also bought the original models to reproduce them.As the number of clients expanded to include royals, celebrities and film production houses, the brand added new collaborations to its portfolio with Valentino, André Laug, Carolina Herrera, Lancetti, Raffaella Curiel and Rocco Barocco.

One of the most famous collaborations remains the one with the Valentino fashion house that spawned from the late ’60s to the ’90s. Dal Co’ produced elegant and refined shoes for Valentino’s Haute Couture shows, for its Boutique collection and for the house’s private clients. Jacqueline Kennedy Onassis can be spotted in quite a few pictures wearing Dal Co’s heels for Valentino in the late ’60s, while Helmut Newton often shot for Italian fashion magazines models in Dal Co’ for Valentino in the ’80s.America was enchanted by Dal Co’: Carolina Herrera favoured the brand’s shoes for her catwalk shows and bought wooden lasts from the company. Diana Vreeland and, together with her many ladies shopping at Bergdorf Goodman, used to be Dal Co’s customers. In one photograph taken in 1979 by Jonathan Becker, Diana Vreeland is portrayed in her New York apartment dressed in an ample black gown, sitting cross-legged on a sofa in her living room and wearing Dal Co’s red crepe de chine court pumps with a rich satin cocarde; in another image she is standing next to a door, at her feet the bust of an ancient statue with its head bent, almost as if it were staring at the editrix’s feet encased in bright red snakeskin boots designed by Dal Co’.

 

 

The Metropolitan Museum of Art Costume Institute Select the Best in their Collection to Publish 100 Shoes

 

alberto dal co'

brigitte bardot dal co'

#OrsonWelles #BeatriceWelles

George Orson Welles (Kenosha, 6 maggio 1915 – Hollywood, 10 ottobre 1985) è stato un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.

È considerato uno degli artisti più poliedrici del Novecento in ambito teatrale, radiofonico e cinematografico, tutti campi in cui raggiunse risultati di eccellenza. Conquistò il successo all’età di ventitré anni grazie allo spettacolo radiofonico La guerra dei mondi, trasmissione che, leggenda narra[1], scatenò il panico in buona parte degli Stati Uniti, facendo credere alla popolazione di essere sotto attacco da parte dei marziani. Questo sensazionale debutto gli diede la celebrità e gli fece ottenere un contratto per tre film con la casa di produzione cinematografica RKO, da realizzare con assoluta libertà artistica. Nonostante questa vantaggiosa clausola, solo uno dei progetti previsti poté vedere la luce: Quarto potere (1941), il più grande successo cinematografico di Welles, considerato tutt’oggi “il più bel film della storia del cinema” secondo un sondaggio di Sight & Sound che ha interpellato oltre 250 critici e registi cinematografici.

orson welles-beatrice002nella foto con beatrice welles a siviglia